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La La Land – perchè nei sogni come nell’amore, bisogna continuare a crederci

La La Land è un film potente. A metà tra l’incanto e l’assennato, racconta la storia di due innamorati alle prese con i sogni e gli ostacoli quotidiani, il tutto venato da una dolce e avvolgente malinconia ma non per questo meno straripante.

Come saprete il film è un musical e, in tal senso, rispetta in pieno i canoni e l’estetica del genere. Ma è lì, quando sembra destinato ad adagiarsi sulla tradizione, che il film cambia registro colpendo al cuore e alla mente degli spettatori. La pellicola, infatti, lascia tracce di sé in ogni dove: dalla fotografia, retrò, che s’incastra perfettamente con lo sfavillio cromatico degli oggetti e degli abiti di scena. Nella scenografia, costellata da psichedeliche fantasmagorie valorizzate dai repentini e armoniosi movimenti di macchina. Nei simbolismi, questi artisticamente sublimi, dove niente sembra essere lasciato al caso ma tutto riconducibile ad uno zelante e autentico estro artistico.

Tracce di sé che vediamo nella musica trascinante, che si riduce in quell’intenso motivetto al piano di Ryan Gosling che ritorna parossisticamente in ogni momento ad alto impatto emozionale, fino a lasciarsi andare, delicatamente – come un lungo e straziante addio – alla fine del film.

Un motivetto elegiaco, in grado di richiamare efficacemente emozioni, memorie, attimi. Gli stessi che sono seminati innocentemente per tutto il corso della pellicola e che, nel finale, troveranno la loro sublimazione.

La sceneggiatura viene divisa in 5 parti (la seconda e la terza pagano nel ritmo) denominati come le stagioni dell’anno ma che, metaforicamente, si riferiscono a periodi diversi – per felicità e aspettative – vissuti dai protagonisti. In questo ci ricorda molto lo storytelling di Requiem for a Dream, altro piccolo capolavoro del grande schermo.

Insomma, La La Land è un film che parla d’amore in maniera sognante, senza imbarazzi, fermandosi sempre un attimo prima di cadere nel melenso o nello stucchevole.
Un amore condensato nello sguardo finale dei due protagonisti – i favolosi Emma Stone e Ryan Gosling – di un’intensità e una complicità annichilente.

Una pellicola che sembra voler comunicare che l’amore crea e disfa, avvicina o allontana, ma che alla fine sono i sogni – quelli veri e viscerali – a muovere i fili delle nostre esistenze.

E in amore come nei sogni, bisogna continuare a crederci.

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