hell or high water chris

Hell or High Water – il western contemporaneo che bada troppo all’estetica

Un western contemporaneo, ma anche un heist movie (il furto alle banche è il leit-motiv del film) e un road movie (è un viaggio attraverso le lande texane).

Western, perchè mutua gran parte dei suoi codici classici. Riprende le location (saloon, casinò, banche, terre desolate), i temi (l’idiosincrasia americani-nativi) e le tecniche di ripresa (le lunghe inquadrature in primo o mezzo piano volte a mostrare la tensione dei protagonisti – e qui ritroviamo il cinema di Sergio Leone – e quelle in campo lungo, suggestive e sconfinate, dei paesaggi.

Bisogna, a questo punto, fare un distinguo: tra il film dal punto di vista narrativo e quello puramente tecnico. Nel primo caso, esso non va oltre la sufficenza: la storia è semplice e nemmeno così coinvolgente ad essere sinceri. Le interpretazione degli attori sono ispirate, il problema è che i personaggi sono abbastanza piatti e stereotipati: il ladro dalla testa calda, l’altro contemplativo e dannato, i due ranger compassati e logori. Storie che proseguono parallele per tutte le due ore della pellicola, lambendosi di tanto in tanto, fino a intrecciarsi, delicatamente, nei minuti finali.

Fortunatamente ad animare il film – mettendoci al riparo dal tedio – ci pensano piccoli approfondimenti sulla biografia di alcuni dei protagonisti, come quella sul tumultuoso passato familiare di Chris Pine, il ladro bello e dannato.

Inoltre, non manca una visione personale del regista su diversi temi: vedere la critica caustica al capitalismo finanziario (e alla sua burocrazia), così come una condanna fortemente esposta al colonialismo americano (anche qui omaggio al nostro Sergio Leone).

Dal punto di viste tecnico, invece, Hell or High Water è un piacere per gli occhi: inquadrature magnifiche, paesaggi immensi, dialoghi mai banali e irriverenti. Peccato per la fotografia, pregna di teil & orange, che tradisce la tradizione a cui tanto si rifà amalgamandosi al diktat della color correction del cinema odierno.

In sintesi, un film esposto meglio di come è raccontato, fa leva sulla nostalgia e sulla tradizione western cadendo – di tanto in tanto – nella trappola del puro omaggio.
Autoreferenziale ma godibile. Ma tutto questo, basta per vincere l’Oscar come miglior film? A voi la parola.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *