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Ghost in the Shell – come cacare sopra un piccolo capolavoro

Non basta riprendere stilemi e topos di un genere che fa della perversa seduzione la propria forza. Ci vuole altro.

Mettetici un’ambientazione furutistica-cyberpunk.
Mescolate il tutto con un insieme di dilemmi etici e bioetici potenzialmente fecondi (la memoria, la questione identitaria nelle ibridazioni uomo-macchina etc..).
Aggiungeteci una protagonista molto in parte (Scarlett Johansson) e dei character secondari molto interessanti.

Bene. Ora fate un intruglio asfittico e senz’anima di tutti questi elementi e avrete il live action di Ghost in the Shell.
C’è poco altro da dire.
Apprezzabile, sicuramente, per gli effetti visivi, così come per la rappresentazione del Giappone futuristico e cibernetico, anche se altamente derivativo (vedasi Blade Runner).

La sceneggiatura è asciutta, ma fin troppo, cosi com’è prevedibile nella sua evoluzione.

Altro problema, dicevamo, è la quantità di temi solo abbozzati, che poi non sarebbe il vizio più grave, visto la durata di una pellicola di appena due ore che rende difficile trattare esaustivamente siffatti argomenti. Ma questa scelta, in origine legittima, stride terribilmente con gli spiegoni inutili della prima mezz’ora dove, invece, si poteva lasciar più spazio all’immaginazione e al sottointeso.

Buona l’atmosfera elegiaca che pervade tutto il film, così come è mirabile il lavoro fatto sul design dei robot e degli umani potenziati.
Di buono c’è anche la Scarlett Johansson, che non sarà la migliore attrice di Hollywood, o la più espressiva, ma è ormai chiaro che la sua impeccabilità estetica la rende perfetta per tutti i film fantascientifici che vedono protagonisti macchine e/o umanoidi sintetici creati a tavolino (difatti non è il primo film in cui interpreta un personaggio simile).

Insomma, il cyberpunk è un genere relativamente nuovo, in cui il futuro informatizzato è visto in maniera distopica, decadente, e non più come quella fantascienza immaginativa dei primi decenni del novecento. Ghost in the Shell ne riprenderne gli stilemi chiave, cerca di ricavarne e ribadirne i temi conseguenti, ma lo fa con una mancanza di originalità e con un pressappochismo tutt’altro che incontestabile.

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